Cos’è l’Arteterapia secondo l’artista

Se vuoi saperne qualcosa di più sull' arteterapia, probabilmente hai già accolto il seme della creatività.

Se vuoi saperne qualcosa di più sull’ arteterapia,
probabilmente hai già accolto il seme della creatività.

Nutrilo con amore e lascialo germogliare in te stesso. Si prenderà cura della tua anima e del tuo corpo.
Sospendi il giudizio quando avrai voglia di esprimere i colori della fioritura o sentirai di voler dare forma alle sue spoliazioni.
Sono atti di vita che rendono visibile ciò che è invisibile.

L’arte come cura

Gli artisti operano la materia in quanto esseri umani in cerca di sollievo dalle inquietudini dell’esistenza. Spesso lasciano testimonianze di un vero e proprio processo di guarigione attraverso l’arte. Diceva il pittore Anton Mauve, mentre iniziava Vincent Van Gogh ai primi esperimenti con il colore a olio: “Troverai te stesso se ti metterai a dipingere, se penetrerai nell’arte più profondamente di quanto tu non abbia fatto finora” (V. Van Gogh, 1883).

Joan Mirò, sulla scoperta di se stesso, dichiarava: “Per diventare veramente un uomo bisogna liberarsi del proprio falso io”. E’ come se la pittura consentisse all’artista di non poter mentire a se stesso. Essa è una via per l’autenticità. In campo educativo Itten lo aveva intuito: “La personalità di un pittore dovrebbe formarsi sulla base delle autentiche attitudini soggettive sia formali che cromatiche” (J. Itten).

La pratica artistica ha una funzione equilibrante sulla personalità umana. Senza mai addentrarsi nella ricerca pittorica, sono i “primi tentativi di pittura” che consolano e salvano il poeta Herman Hesse: “Se nelle pause di lavoro (per i prigionieri di guerra) voglio godere di qualcosa di bello e voglio allontanarmi dall’attualità per immergermi in qualcosa di indubbiamente prezioso, allora non scrivo, ma a quasi 40 anni ho iniziato a disegnare e a dipingere, attività che hanno per me quasi la stessa funzione e spesso qualcosa di più” (Hermann Hesse).

Testimonianza di benessere che si trova anche nei primi approcci al disegno del poeta Goethe: “Il disegnare, per quanto modesto e scarso, è per me inestimabile… l’animo si eleva più velocemente a ciò che è universale… Le mie idee sul mondo si ampliano nel modo più bello… Tutto emerge dentro di me all’improvviso. Perché non prima?” (J.W. von Goethe).

Perché, annuncia Friedrich Nietzsche, l’ istinto creativo cura il tormento dovuto alla separazione tra apollineo e dionisiaco, l’apparente contrapposizione tra luce e ombra che c’è nell’arte e in ognuno di noi. Il potere del simbolo, da Wagner in poi, traccia così tutta la poetica per la generazione di una nuova arte fondata sull’integrazione degli opposti.

La necessità di integrare luce e ombra nella creatività sembra muovere l’attività grafica di Victor Hugo, ignota e oscura rispetto a quella letteraria venuta invece alla luce. Di Hugo disegnatore Baudelaire disse: “I suoi sensi sottili gli rivelano abissi; egli vede il mistero dovunque. Da qui quelle turbolenze, quelle accumulazioni, quei crolli, quelle masse di immagini tempestose trascinate con la rapidità di un caos che fugge, e quelle ripetizioni frequenti, tutte destinate a esprimere tenebre rapinose o l’ enigmatica fisionomia del mistero” (C. Baudelaire).

Al potere “salvifico” dell’espressione, Hermann Bahr eleva un intero movimento artistico: “Come l’uomo primitivo per timore della natura si rintana in se stesso, così noi ci rifugiamo in noi stessi di fronte a una “civiltà” che inghiotte l’anima degli uomini. (…) Espressionismo scopre in noi i sintomi dell’ignoto in cui confidiamo perchè ci salvi, segni dello spirito imprigionato che vuole spezzare le catene, segni dell’allarme di tutte le anime angosciate” (E. Bahr).

Tra le forme artistiche del disegno, l’autoritratto merita particolare attenzione. Le vite di Frida Khalo e di Egon Schiele rappresentano i più evidenti percorsi di guarigione con l’autoritratto. La “funzione riparativa dell’autoritratto” infatti è insita nello sdoppiamento dell’Io e fa sì che “anche quando l’artista si rappresenta nella sofferenza, urlante, lacerato, sfigurato, ecc., la sua resta comunque una rappresentazione. (…) Nel momento in cui si mette davanti alla tela (…) in quel momento l’artista non è angosciato o addolorato ma è un attento regista della sua opera” (S. Ferrari, 2002).

Scrive Egon Schiele sul ritrarsi: “Quando mi guardo mi sento costretto a guardarmi anche interiormente e a scoprire che cosa voglio, che cosa avviene in me, ma anche a domandarmi fino a dove arrivano le mie possibilità di percepire, quali sono le mie capacità, da quali sostanze misteriose sono costituito e qual è quella predominante, che cosa sono in grado di riconoscere e che cosa ho riconosciuto in me fino ad ora” (E. Schiele).

Schiele. Arte come conoscenza di sè

Oltre all’autoritratto, Frida Khalo, su consiglio dell’amica psicologa Olga Campos, sperimenta il mandala come forma espressiva profonda e il disegno della serie di “Emozioni” la aiuta a superare le tentazioni suicide del suo periodo più critico di salute.

Frida Kahlo. Emozioni

Sappiamo anche che il vissuto che ha condotto Alberto Burri alla pittura è strettamente legato alla sofferenza, personale e universale. Ha visto e curato la malattia altrui quando ha svolto professione medica nell’esercito, ha vissuto direttamente la “banalità del male” della seconda guerra mondiale e l’isolamento personale in un campo di prigionia negli Stati Uniti dove ha cominciato a dipingere. L’opera espressa da Burri, fatta di lacerazioni e riparazioni della materia, così manifesta un percorso di espressione e riparazione della sofferenza personale e universale.

Burri. Arte come terapia della sofferenza universaleIl processo rigenerativo dell’espressione creativa agisce sulla capacità dell’arte di favorire gradualmente la consapevolezza degli ostacoli interiori. Non li rimuove. Li prende, li disintegra e li integra nel fare l’opera: “Io son come un serpente. Ogni anno cambio pelle. La mia pelle non la butto ma con essa faccio tutto. Quel che ho fatto di recente. Già da tempo mi repelle” (Pino Pascali).

Pino Pascali. Arte come gioco.

La creatività conduce al gioco come forse si faceva all’origine dell’arte, parola che già esiste nella radice aramaica di “hars” col significato di abilità magica.

Mirò. Arte come magia.

Lo spazio magico

La mia narrazione cerca di descriverti l’ arteterapia dal punto di vista dell’artista. Chi scrive infatti pratica arti grafiche e pittoriche, alle quali dedico la necessaria cura per ritrovare quello spazio creativo che segna i contorni dell’individualità e conduce naturalmente all’introspezione. Il processo creativo è per me essenziale quanto l’opera: essa è la forma stratificata di passaggi emotivi, cognitivi e materici, che giunge ad un momento di consapevolezza finale, oltre il quale si aprirebbe un altro processo creativo e un’altra opera. “Le opere, quindi, hanno la funzione di documentare pensieri e sentimenti, gioie e dolori, ovvero quegli aspetti della vita umana che sono comuni a tutte le persone ma che, tuttavia, sfuggono alla quotidiana percezione” (A. Carotenuto, 2003).

Al principio dell’opera c’è sempre un gesto. Segnare è l’atto creativo comune a tutti gli esseri umani. Traccia il nostro sguardo sul mondo. Quando disegniamo il cervello smette di dare un nome alle cose. Il disegno ti fa vedere la grafia elementare delle cose nella loro armonica totalità: forme, punti, linee, distanze, vuoti e pieni, luci, ombre. “Le cose che prima apparivano chiuse e irriducibili, assumono ora altri valori“ (P. Valéry, 1924). Ad esempio, ciò che normalmente chiamiamo occhio, è soltanto la semplificazione ideale di miliardi di occhi che sono sempre diversi nella realtà. Quando vedi con la matita ciò che importa è la forma unica del tuo occhio, del mio occhio, non di un occhio qualsiasi. Disegnare aiuta ad allontanare gli stereotipi della mente, accoglie la funzione dell’arte come “guarigione dal concetto” (Y. Bonnefoy, 2002).
Il concetto, infatti, definisce i limiti ma esclude quello spazio magico che è parte integrante del processo creativo.

Arteterapia e guarigione dal concetto. Edgar Rubin

Mi piace immaginare che lo spazio magico sia una sorgente simile a quella creata dagli artisti chiamati dagli astrofisici a raffigurare la nascita di una stella (e pure la sua trasformazione nel buco nero Gargantua). C’è un tocco interstellare che da inizio e fine a ogni opera d’arte, così che “gli strumenti e i materiali si animano nel momento in cui l’artista si abbandona fiducioso alla forza elementare che ha dato inizio alla sua esistenza” (A. Kubin, 1921?).

Arteterapia e sorgente creativa. Dust_disk_around_massive_star

Lo spazio magico è l’amore che provi nel ritorno alla creazione. Ciò che fai nascere ti conduce ad amare il mistero dell’invisibile.
Cos’è infatti la creatività se non “tutto ciò che prima non c’era ma realizzabile in modo essenziale e globale”? (B. Munari, 1977). E’ un talento che appartiene a ciascuno di noi. Molti pensano di essere negati per la creatività, un po’ perché il pensiero rifugge l’idea di tornare fanciulli, un po’ perché ci intimorisce l’alea che circonda i grandi artisti e le loro opere d’arte. Artista è colui che per necessità espressiva desidera far coincidere la forza creativa con la forza tecnica. Mentre quest’ultima si apprende negli anni come ogni téchne, la forza creativa appartiene a tutti dal principio e risiede nell’emozione. “L’Arte che non si basa sull’emozione non è arte” – diceva il grande Cézanne – “Ma l’emozione è il principio, l’inizio e la fine; il mestiere, l’obiettivo, la pratica è in mezzo…” (P. Cézanne in N. Frascà, 1998).

L’ arteterapia attinge alla forza del processo creativo ma non vuole formare grandi artisti (infondo “la pittura è in decadenza dall’età delle caverne”, Joan Mirò). Asciuga la perizia delle tecniche artistiche, perchè inducono ai canoni della bellezza e irrimediabilmente al giudizio. L’arteterapia consente, invece, di contattare direttamente la propria forza creativa, la risorsa primitiva che genera l’espressione, il processo che anticipa e conduce alla visione intuitiva dell’opera. Vedere con l’occhio creativo è già disegnare perché “il disegno non è la forma, è il modo di vedere la forma” (Paul Valéry su Edgar Degas).

I grandi artisti hanno, per così dire, undici decimi di visione, eppure ognuno di noi, anche chi ha toccato una matita solo nell’infanzia, ha la possibilità di scoprire il proprio e personale percorso di visione. Quello che conta per un artista è questo, perché il vedere è già un atto creativo (R. Arnheim, 2008) e, soprattutto, imparare a vedere è un atto di conoscenza (G. Di Napoli, 2004).

Con l’ arteterapia mettiamo in gioco la creatività e ci predisponiamo a sentire le emozioni nell’atto creativo. Se le emozioni permettono il contatto del corpo con l’anima, la dimensione ludica infrange le regole delle tecniche artistiche ed è per questo essa essenziale per liberare l’immaginazione. Così l’essere umano, libero dal giudizio e da vincoli, “sulla calce di un muro che nulla ci vieta immaginar come infinito (…), scopre che quel vasto guazzabuglio di linee è il disegno del suo volto” (J.L. Borges).

L’emozione accompagna costantemente l’arte. Il più grande affresco e il più minuto scarabocchio sono sempre l’autoritratto dell’autore. Disegnando scoprirai che esiste una relazione vivente tra te e i segni. A differenza della parola, il linguaggio creativo coinvolge tutti sensi e resta dentro il corpo. In proposito Bruno Munari era solito citare il proverbio cinese: “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.

Nel qui e ora dell’atto creativo ciò che percepiamo è puro, reale, così com’è. Ogni segno restituisce il corpo e l’anima che lo ha tracciato, il gesto e l’emozione che lo ha generato, la dinamica e la forma vitale del suo creatore (D. N. Stern, 2010). Vedrai realizzarsi in forma ciò che senti informe, entrerai in contatto con lo spazio magico della creazione, con il mistero dell’invisibile che è in te. Ti darà emozione riconoscerti e far riconoscere la tua vitalità. Spesso riconoscerai simboli che da millenni appartengono a tutti. Ti sentirai libero e presente mentre sei all’opera. Il tuo corpo accoglierà il benessere rigenerante dell’atto creativo. Nel risultato potrai vedere aspetti profondi mai svelati, nemmeno a te stesso. Riconoscerli ed accoglierli è la funzione primaria dell’arteterapia, l’arte che “guarisce”.

Arteterapia. Guarire da cosa?

L’arteterapia consente di mettere in forma gli ostacoli interiori che impediscono al flusso creativo di germogliare nelle emozioni. Sono quei blocchi che offuscano il talento. Sono dentro di noi. Ci fanno desistere dall’ambizione di guardare il mondo in purezza e sorpresa come fanno i bambini, dal bisogno di rivolgere lo sguardo dentro l’anima. Rimuovere i blocchi vuol dire anche distogliere l’attenzione dalle vicende mondane e dai paradigmi ideologici imposti della società. L’arteterapia ha dunque anche una funzione di innovazione sociale. Nel momento del processo creativo conta l’intuizione e l’intuizione è la più grande alternativa al pensiero convergente. L’intuizione si muove nel campo del pensiero divergente che risolve i problemi, in quello dell’immaginazione che è la forza costituente della società (C. Castoriadis, 1975) e dell’ “esistenza umana stessa” (W. Blake).

L’ arteterapia consente di avviare un percorso di contatto non verbale con le risorse interiori attraverso la mediazione dell’arte. Nasce negli anni ’40 negli Stati Uniti come metodo per migliorare lo stato d’animo di persone colpite da traumi psichici di guerra fino a diffondersi in varie comunità terapeutiche come percorso riabilitativo per malati mentali. Negli anni ’60-’70 l’arteterapia si afferma anche in Europa e in Italia e, grazie alla rinuncia dell’internato come metodo di cura in favore dell’integrazione sociale della follia, le opere d’arte “irregolari” vengono riconosciute dalla psichiatria come prodotto del processo rigenerativo del paziente.

Arteterapia e riparazione. Nof4

Lo studio della psiche si è spesso interrogato sulle proprietà terapeutiche dell’arte. Traducendo in disegno le opere di Leonardo, Sigmund Freud intuisce la funzione poetica del gioco che ricorre nel bambino come nell’artista, ma il materialismo scientifico del suo metodo finisce per allontanarlo dal cuore magico della creatività.

Carl Gustav Jung, che ha sperimentato direttamente pittura e scultura come prassi integranti del processo di individuazione, con gli “archetipi e l’inconscio collettivo” ha aperto i luoghi misteriosi e primitivi dove l’artista attinge per guarire dal concetto. Come egli stesso ebbe a dire davanti all’abisso dell’anima: “Si scatenò un flusso incessante di fantasie. Ero inerme di fronte ad un mondo estraneo dove tutto appariva difficile e incomprensibile, vivevo in uno stato di continua tensione, e spesso mi sentivo come se mi cadessero addosso pesanti macigni. Finché riuscivo a tradurre le emozioni in immagini, e cioè a trovare le immagini che in esse si nascondevano, mi sentivo interiormente calmo e rassicurato. Se mi fossi fermato alle emozioni, allora forse sarei stato distrutto dai contenuti dell’inconscio.” (C.G. Jung)

Sulla via dell’individuazione, James Hillman ha poi messo al centro il “talento” come tensione alla libertà dell’anima umana e, dentro un più grande disegno prenatale di espressione della “ghianda”, ha indicato l’immaginazione come terapia fondamentale per giungervi. Così Jacques Lacan, che frequenta i surrealisti, ha visto scorrere la fonte della creatività nel rapporto d’amore speculare tra madre e figlio.

Masaccio,_Madonna-del-Solletico

E’ lavorando sull’infanzia che Donald Winnicot riprende il tema dell’ “impulso creativo” riportandolo nell’alveo originario del gioco: lo “spazio transizionale” che aiuta ad abbandonare il falso Sè.

il falso specchio

Più di recente anche la medicina ha avanzato studi sui meccanismi neurologici che legano arte e percezione del cervello, correlati al “deficit di specifiche funzioni spaziali” di pazienti con lesioni, soprattutto del lobo destro (Cervello e pittura, 1994). La parte destra del cervello, infatti, sembrerebbe attivare le funzioni fondamentali della percezione grafica. Sin dai primi anni ’80 negli Stati Uniti esistono efficaci metodi di apprendimento del disegno che, fuori dall’insegnamento tradizionale, lavorano sulla capacità della parte destra del cervello di “ingannare” le funzioni razionali della parte sinistra con l’effetto di innescare benefici stati di coscienza (B. Edwards).

L’ approccio scientifico alla creatività in realtà oggi è molto più articolato. Con la nascita della neuroestetica l’analisi biologica irrompe nella magia della visione (S. Zeki) così come gli esperimenti neurologici sulla funzione imitativa dei neuroni specchio aprono scenari promettenti per dimostrare gli effetti dell’arte sul sistema di espressione delle emozioni (G. Rizzolatti; V. Gallese), sulla simulazione incarnata del gesto artistico e sulla dinamica della vitalità (Stern).

neuroni-specchio

L’esperienza del mediatore artistico

Quando ti avvicini al fare arte improvvisamente si attivano la luce e l’ombra. Non solo le vedi sempre più chiaramente, ma ti accorgi come la luce desidera ombra per brillare e al tempo stesso come l’ombra sfuma al cospetto della luce. Questo accade anche dentro l’Anima. Creando, tutto ciò che consideri opposto in te si integra, la vita appare come deve essere vissuta. Questa è la mia versione dell’Art Therapy.

L’esperienza mi ha spinto a sperimentare la mediazione artistica e l’arteterapia soprattutto in ambito educativo, aiutando bambini e adulti a utilizzare l’espressione grafica, plastica e pittorica, per esprimere ciò che le parole non possono. Vivere il processo creativo in gruppo libera risorse che vanno oltre la propria individualità di artista. Il mediatore artistico è un compagno di giochi – dei quali la regola aurea è “non giudicare, non giudicarsi” – e un professionista che offre un patto ispirato alla fiducia e all’indipendenza reciproca. Quando la relazione creativa funziona, il mediatore ti conduce ad avere fiducia nella fantasia, a vedere l’insieme e i particolari di luce e ombra che farai emergere nella tua opera. Scopriremo che in noi esistono simboli universali e immagini che appartengono soltanto a noi stessi, faremo della creatività un utilizzo funzionale al nostro benessere personale.

In breve
Cos'è l'Arteterapia secondo l'artista
Titolo
Cos'è l'Arteterapia secondo l'artista
Descrizione
Gli artisti operano la materia in quanto esseri umani in cerca di sollievo dalle inquietudini dell'esistenza. Spesso lasciano testimonianze di un vero e proprio processo di guarigione attraverso l’arte.
Autore
Muse Artiterapie
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Disegno dal vero e dipingo con l'immaginazione attiva. Conduco laboratori di espressione creativa e art-therapy.
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