L’ arte infantile che meraviglia

Arte infantile e meraviglia emotiva. Una risorsa che il bambino esprime spontaneamente nella prassi creativa. Utile anche per noi adulti.

Arte infantile. Perché la prassi creativa dei bambini può insegnare la libertà espressiva anche a noi adulti.

Il disegno del bambino appare come qualcosa di misterioso e affascinante, una manifestazione della creatività umana insondabile pienamente con la ragione degli adulti.

Ciò che caratterizza l’arte infantile è, infatti, la meraviglia emotiva che il bambino esprime spontaneamente nella prassi creativa e che, attraverso il disegno, trasmette all’osservatore come linguaggio naturale.

In linea di massima gli educatori e gli psicologi allineano l’espressione del disegno infantile allo sviluppo delle capacità cognitive dei bambini, soffermandosi sull’interpretazione evolutiva dello scarabocchio (1). La classificazione stadiale è utile se si vuole disporre di una griglia di riferimento per comprendere l’espressione del segno in base allo sviluppo corporeo ed emotivo, ma poco ci aiuta a cogliere la meraviglia emotiva.

Ugualmente se provassimo a indossare gli occhiali degli storici dell’arte, ci accorgeremo dell’assenza di autonomia del disegno infantile nel campo delle arti visive, impossibile da classificare secondo il modello maturo della bellezza e del pensiero metaforico al quale facciamo riferimento come civiltà evoluta (2).

Per cogliere la meraviglia emotiva occorre, piuttosto, rivolgere uno sguardo creativo all’arte infantile, come seppero fare ad esempio Picasso, Van Gogh, Monet, Kandisky, Klee, Mirò, quando si misero in cerca di linguaggi espressivi più soggettivi (3).

L’espressione soggettiva è, infatti, la dimensione primaria del disegno (4). Incoraggiarla sin da bambini e conservarla durante tutta la vita come linguaggio naturale, significa nutrire costantemente qualsiasi prassi creativa di meraviglia emotiva.

Arte infantile. I “colori che si abbracciano”
I “colori che si abbracciano” è un’opera collettiva di tre bambini dai 7 ai 10 anni
basata sulle mescolanze dei colori e la sinestesia. Lab “Ghianda magica”, 29 gennaio 2018.

Prassi creative per bambini e adulti

L’ approccio tattile (5) praticato nei laboratori creativi per l’infanzia da Bruno Munari, artista e designer industriale, si basa sull’atelier del “fare” come esperienza educativa indelebile nella memoria del bambino. Munari richiama ad esempio l’indimenticabile visione della “Grande Ruota” come sua personale esperienza caleidoscopica e plurisensoriale vissuta nelle “macchine della mia infanzia” (6).

Ognuno di noi ricorda una qualche esperienza personale con la “Grande Ruota”, spesso un insieme di sensazioni che ci ha accompagnano verso quello che siamo e facciamo ora da adulti.

Nell’attualità virtuale – ove le macchine dell’infanzia smaterializzano la realtà – giocare con la materia può essere considerata una funzione primaria nell’educazione del bambino, perché essa è in grado di alimentare, su percezioni autentiche e naturali del vissuto, le abilità cognitive e immaginative nonché l’espressione e l’affermazione di sé anche nello sviluppo successivo dell’individuo.

Arte infantile. Sfumare la luce
Sfumare la luce. Abbandonato il pennello F., 10 anni, scopre la “sottrazione” di pittura per sfumare la luce.
Lab “Ghianda magica”, 9 aprile 2018.

Restando nel processo creativo, Nato Frascà introduce un aspetto importante che accomuna la prassi creativa del bambino e quella dell’adulto: il segno autentico, la traccia personale essenziale perché priva di elementi convenzionali (7).

Questo potrebbe dire che il bambino in formazione, come l’artista affermato, incontra, affronta e risolve i problemi espressivi con la fantasia e l’intuizione, ricorrendo al proprio e unico gesto autentico, che prima o poi appare rivelando il proprio stile soggettivo (come il vissuto e il vivente della propria “Grande Ruota”?).

Arte infantile. Emozioni
Emozioni. Il gesto di E., 7 anni, esprime il processo emotivo e gestuale del qui e ora che resta nell’opera finale. Lab “Ghianda magica”, 19 giugno 2017.

Per far questo, seguendo gli insegnamenti di Rudolf Arhneim, occorre imparare a vedere: un allenamento della percezione per tenere in contatto l’espressione creativa con il flusso emotivo (in un delicato equilibrio tra intelletto e intuizione, sentimento e ragionamento), e per stimolare quella capacità di vedere, come fanno i bambini, più della realtà (8).

Re-immaginare la realtà è infatti il comune denominatore del processo di sviluppo artistico dell’adulto e del bambino. Se l’aderenza realistica si ottiene con un percorso di maturità tecnica, alla base dell’innovazione artistica resta la visione personale della realtà.

Nell’artista in formazione, sia esso bambino o adulto, la visione soggettiva, cioè quello che della realtà l’artista vede interiormente, qualifica l’opera d’arte al pari della visione diretta e realistica. Entrambe le visioni sono certo essenziali alla gestalt dell’opera ma non si può porre una sull’altra in base ad una scala di valori artistici assoluti. Piuttosto possono essere complementari e funzionali quando la resa realistica consenta di meglio esprimere a tratti la visione soggettiva.

Arte infantile. Tre versioni di Vito.
Tre versioni di Vito. Disegno dal vero dello stesso soggetto da parte di tre bambini da 7 a 10 anni.
La dinamica oscilla tra l’immedesimazione del disegnatore nel soggetto disegnato e il tentativo di uscirne ricorrendo all’imitazione della realtà. Lab “Ghianda magica”, 28 maggio 2018.

In definitiva oggi l’agire creativo nell’arte – infantile e adulta – tende a stabilire un collegamento emotivo tra processo espressivo e opera finale, e, come uno specchio, anche tra autore e fruitore.

La differenza tra l’arte adulta e l’ arte infantile consiste certamente nel bagaglio formativo, culturale, tecnico e sociale che permette di allargare negli anni il campo gestaltico dell’opera d’arte, ma la sfida dell’artista sta nell’alimentare la fiamma della meraviglia emotiva.

Perché il sentimento della “meraviglia” col tempo si trova a fluire dentro labirinti sempre più sofisticati della vita personale e sociale dell’autore e del fruitore, in cerca di una via d’uscita che può manifestarsi al contatto giocoso con l’atteggiamento di scoperta che è in ogni bambino interiore.

L’arte infantile e la via del bambino interiore

L’Arte infantile contiene, assieme al processo creativo libero e autonomo del bambino, anche la “rivelazione” dell’opera, ovvero la visione soggettiva e il segno autentico. La ricerca di questa rivelazione, durante la prassi creativa consente anche all’adulto di spogliarsi del modello consolidato di opera d’arte e di sorprendersi della sua forza espressiva.

Aiuta, e forse questo aspetto è il più rilevante, a riconoscere e superare la presenza di blocchi nei canali che collegano emozione ed espressione, prima che il bambino diventi adulto e si interroghi sulla sua esperienza con la “Grande Ruota” invece di riviverla con i sentimenti.

Spesso i genitori pensano: “Il mio bambino non vuole disegnare” o “…la mia bambina non sa disegnare”. Ma quanti genitori disegnano assieme coi propri figli? E quale scusante migliore è pensare: “…ma non so disegnare” o “… non voglio disegnare”.

Il blocco creativo dei bambini spesso dipende da noi adulti, dalle abitudini del nostro sguardo. Oggi tutti noi abbiamo bisogno di tornare a vedere, semplicemente per provare meraviglia. Il disegno è quindi un canale di allenamento senza età per riscoprire il proprio sguardo artistico che re-immagina la realtà.

La capacità di ricreare la realtà grazie al segno autentico appartiene quindi a un nucleo di “abilità” creative che permette di accostare l’arte infantile a quella adulta.

Lungi da noi spingere l’arte infantile nel sistema mercantile dell’arte, occorre invece riconoscere il contributo essenziale che l’arte (sia infantile che adulta), dall’espressione creativa all’opera, fornisce alla formazione dell’identità e della personalità libera dell’individuo, alla capacità di re-immaginare se stessi, le cose e la società, perché “qualunque cosa l’uomo faccia deve innanzitutto vederla e disegnarla nella sua mente, deve, cioè, prefigurarne la forma mediante un disegno interno, oggi chiamato progetto o mappa mentale” (9).

L’acquisizione consapevole del segno autentico sorge, come per i bambini così per gli adulti, attraverso la ricerca e l’integrazione della specificità gestuale, spesso un “disturbo”, nelle risorse artistiche personali. E il processo di sblocco può essere molto veloce grazie all’intuizione, che resta il canale prediletto di sviluppo della prassi artistica in generale.

Arte infantile. Il mio talento
L’autoritratto di E., 7 anni, va oltre il realismo ed esprime la percezione poetica di sé.
Lab “Ghianda magica”, 13 marzo 2017.

Bibliografia e immagini

(1) Nel solco della pedagogia di John Dewey (Art as experience, 1934), che orientò le sue ricerche ed esperienze educative promuovendo la prassi artistica per stimolare lo sviluppo delle capacità cognitive ed emotive dei bambini (osservazione, memoria, analisi e problem solving), lo studio psicologico del disegno infantile è stato influenzato per anni dall’ ”epistemologia genetica” della teoria dello sviluppo cognitivo di Jean Piaget.

La classificazione è anche il metodo utilizzato nell’opera pioniera sullo scarabocchio di Rhoda Kellog (Analisi dell’arte infantile, 1979) ma la Kellog arriva comunque a intuire che i bambini, come gli artisti, vedono “pure forme” originarie che sono come innate (pag. 289).

(2) L’atteggiamento classificatorio dell’arte infantile, esagerando, sembra essere lo stesso che si adottava ai primordi delle scoperte dell’arte rupestre a metà ‘800, in piena teoria evoluzionista, con l’arte preistorica che veniva classificata una specie di “stato selvaggio” dell’evoluzione umana e artistica.

Una tentazione costante della storia dell’arte se ancora recentemente Ernst H. Gombrich (Ombre, 1996) ammoniva: “non c’è trappola più pericolosa che possa tendere il linguaggio dalla tentazione di interpretare una metafora letteralmente”.

(3) Mariella Morandi – Arte e disegno infantile, Psicoart 2014: “A partire dall’inizio del XX secolo e dalle Avanguardie storiche, (…) il disegno infantile apparve come la manifestazione di una creatività libera da condizionamenti e da sovrastrutture culturali, come un linguaggio spontaneo in grado di rivelare un mondo interiore senza ricorrere a tutto quel repertorio linguistico che si era codificato nel corso dei secoli e che sembrava ormai insufficiente ad esprimere il complesso mondo dell’artista. Era quindi utile quindi per i loro intenti. Il risultato più “rivoluzionario” cui portò l’adozione di un linguaggio simile a quello infantile fu l’astrattismo, che mise fine alla pittura figurativa.”

(4) Giuseppe De Napoli – Che cos’è un disegno e perché si disegna, Rivista di estetica:
“Perché si disegna?”:
“Il disegno è un linguaggio naturale: tutti i bambini di ogni epoca e ambiente culturale, in corrispondenza filogenetica con l’uomo preistorico, sospinti da un’esigenza primordiale tracciano su qualsiasi superficie gli stessi segni, gli stessi archetipi visivi. Questi disegni rappresentano un’invariante biologico-espressiva, un linguaggio innato e naturale. Il disegno ha qui la dimensione dell’espressione soggettiva”.

“Il disegno è un linguaggio culturale: in quanto linguaggio è un prodotto culturale, connotato, cioè, stilisticamente dai canoni estetici e dai codici simbolici condivisi dalla cultura di un dato periodo storico. Il disegno è strettamente correlato alle conquiste tecniche e al progresso tecnologico che impongono parallelamente anche l’evoluzione dei sistemi di rappresentazione grafica. Il disegno ha qui una dimensione collettiva e simbolica.”

“Il disegno è un linguaggio universale: non si conoscono popoli che in qualche angolo del mondo o in un dato periodo storico abbiano completamente fatto a meno delle funzioni magico-simbolica, espressivo-decorativa, tecnico-progettuale del disegno, o di una qualsiasi altra forma di comunicazione grafica. Ancor più oggi la comunicazione grafico-visiva costituisce forse il principale sistema di comunicazione fra i popoli. Il disegno ha una dimensione interculturale pragmatica e operativa”.

(5) I laboratori tattili, Bruno Munari, Edizioni Corraini, 2016. L’esperienza sensoriale di Munari è squisitamente creativa e si differenzia dal solco tracciato già tempo prima da Maria Montessori (tatto e vista come canali di apprendimento del pensiero e dell’autonomia relazionale nell’età dell’infanzia), avvicinandosi più all’approccio del pittore Frank Cizek che “allenava” i bambini all’esplorazione libera dei materiali.

(6) Arte come mestiere, Bruno Munari, Edizioni Laterza, 2011; vedi anche: Bruno Munari, la polisensorialità e i bambini, di Beba Restelli

(7) L’Arte, all’ombra di un’altra luce. Viaggio nello Scarabocchio degli adulti attraverso la Psiconologia, Nato Frascà, Tipografia G. De Cristofaro, 1998.

Lo “scarico” è alla base del processo di liberazione del segno verso l’autenticità della traccia visuale: una funzione terapeutica (dalle tracce convenzionali) che attinge e conduce al segno originario della vita pre-natale.

Pur ponendo una distanza dalla funzione terapeutica e simbolica del processo espressivo dello scarico, anche la “traccia naturale” studiata da Arno Stern conduce alla autentica espressione del disegno del bambino e dell’adulto (La traccia naturale, Arno Stern, Luni editrice, 2013).

Per Stern, però, l’espressione del bambino non può essere definita arte infantile, in quanto l’arte – a differenza della traccia naturale – è un linguaggio con la funzione di comunicare: “Se ci fosse un destinatario per la traccia, allora si avrebbe una dipendenza, l’idea che l’espressione deve essere comprensibile a un eventuale destinatario, come un’opera d’arte” (p. 68).

Stern, dunque, dis-identifica anche la presenza del maestro d’arte che diventa servitore e riporta la funzione del disegno nell’alveo del gioco puro e fine a se stesso. In questo si differenzia anche dall’approccio educativo al “colore soggettivo” che già Johannes Itten indicava come via per lo stile personale.

(8) Arte e percezione visiva, Rudolf Arnheim, Feltrinelli, 2008

(9) Che cos’è un disegno e perché si disegna, Giuseppe Di Napoli, Rivista di estetica, op. cit.

(10) Le immagini sono tratte dall’esperienza del laboratorio Muse Artiterapie “Alla scoperta della Ghianda magica. Disegno e pittura per bambini.” che si svolge a Roma dal 2016.

In breve
L’ arte infantile che meraviglia
Titolo
L’ arte infantile che meraviglia
Descrizione
Perché la prassi creativa dei bambini può insegnare la libertà espressiva anche a noi adulti.
Autore
Muse Artiterapie
The following two tabs change content below.
facebook-profile-picture
Disegno dal vero e dipingo con l'immaginazione attiva. Conduco laboratori di espressione creativa e art-therapy.
facebook-profile-picture

Ultimi post di Vitantonio Altobello (vedi tutti)